occhiliquidi, su 26 May 2012 - 06:45 PM, detto:
Il termine mafia sta a indicare una struttura di potere che controlla altri poteri della società. I membri della magliana, avevano rapporti con alte sfere dello stato, ma in sostanza, erano pedine in mani altrui.
Dare dell'ignorante a qualcuno non è un insulto, ma una constatazione.
In realtà non lo è:
non ha nessuna funzione rieducativa e, su vasta scala, non contribuisce a ridurnre la criminalità, in quanto non genera pentimento o inibizione nell'imputato.
Dai su, non fare il bambino (che poi non sapendo neppure che età tu abbia potresti anche esserlo!

) , non è bello tirare il sasso e poi nascondere la mano.
A parte il fatto che fare una "constatazione" come la tua (cioè dare dell'ignorante) non è una cosa gentile.
Ma tu vai in giro a dare dell'ignorante alle persone? Dal vivo? Lo fai veramente? Forse conosci solo gente acculturata.
Mi pare ovvio che la tua sia una "constatazione" che ha l'intento di offendere, mi aspetterei un po' più di onestà intellettuale da una persona che ha studiato tanto, altrimenti a cosa è servito dare tanti esami?
Ma quando vedi una signora col sedere grosso (tipo la Merkel) le vai a dire: "Signora, le è una culona, ma non è un'offesa, è una constatazione."
Certo che se è solo una constatazione la culona mica si offederà, come non si offese la Merkel
E quando i tuoi genitori ti rompono, o ti rompevano (nel caso tu fossi un adulto adulto, dicevi loro: "Che rompicoglioni che siete, ma non è un'offesa, è una constatazione!".
E li partivano i ceffoni, quando eri piccolo, ovviamente
Si, l'ergastolo non ha scopi rieducativi, però taluni elementi, io ritengo, non hanno possibilità di riabilitarsi e/o reintrodursi nella società. Totò Riina pensi che possa diventare (non tornare, perchè penso non lo sia mai stato) ad essere un cittadino rispettoso delle leggi? Un minimo di dissuasione ci vuole, e il 41bis fa questo.
Il termine mafia significa quello?
Qui c'è un link un po' dettagliato sulla banda della Magliana, ti riporto solo la parte finale (che poi rieleggendo quei fatti mi son tornati in mente tanti fatti letti in vari libri), ma sarebbe da leggere tutto:
http://www.ilcassett...zia.php?tid=156
Oggi la storia della Banda della Magliana sembra chiusa per sempre. Nel rapporto che il sostituito procuratore Franco Ionta ha inviato alla Commissione Antimafia nel marzo 1990 si legge: “La malavita romana può definirsi mafia dei colletti bianchi per il suo ruolo di riciclaggio di ingenti somme di denaro in immobili, pellicce e gioiellerie, ristoranti e locali notturni gestiti attraverso un reticolo di società a responsabilità limitata. Da calcoli effettuati dagli inquirenti sembrerebbe che il giro di affari ammontasse ad oltre 600 miliardi”.
Da Wikipedia la definizione di associazione per delinquere di tipo mafioso:
Il mezzo che deve utilizzarsi per qualificare come mafiosa una associazione è la forza intimidatrice del vincolo associativo e della condizione di soggezione e di omertà che ne deriva.
Gli obiettivi sono:
il compimento di delitti
acquisire il controllo o la gestione di attività economiche
concessioni
autorizzazioni
appalti o altri servizi pubblici
procurare profitto o vantaggio a sé o ad altri
limitare il libero esercizio del diritto di voto
procurare a sé o ad altri voti durante le consultazioni elettorali
Gli ultimi due obiettivi sono stati inseriti nel 1992 nell'ambito delle misure adottate a seguito delle stragi di Capaci (attentato a Giovanni Falcone) e di Via D'Amelio (attentato a Paolo Borsellino).
Probabilmente la banda della Magliana ha avuto un ruolo più grave della Sacra Corona Unità (che oggi non se la passa tanto bene).
Comunque vedo che il tuo "Scusate vi lascio definitivamente, ma non ho tempo da perdere con i bambini." di qualche post fa è stato disatteso (quindi di tempo da perdere coi bambini ne hai, presumo

), mi fa piacere.
Però, magari, chiedere anche scusa per aver dato dell'ignorante al prossimo (senza contare il "non ho tempo da perdere con i bambini") non sarebbe male.
Scusarsi non è una cosa di cui vergognarsi, capita di non pesare le parole, sia dette che scritte, anche se nel secondo caso ci dovrebbe essere più tempo per pensarci.